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Floating

Sorretti da un soffice letto fatto d’acqua, che sempre c’è stato e sempre ci sarà, galleggiano. Sospese, come per magia, da un corpo che tutto sembra fuorchè solido. Navigano, si muovono, e vivono la loro vita. Noi con i nostri piedi sulla terra, loro con le loro chiglie nell’acqua. E paiono solide. Galleggiano, ondeggiano, ma sono stabili. Molto più di noi, quando le sensazioni ci colpiscono e ci investono. Anime in balia di un mare mosso, barche stabili con i piedi per terra.

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 100 20sec
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 100 20sec
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 100 15sec
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 100 15sec
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 100 6sec
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 100 6sec

Lunghe esposizioni, acqua

Fotografare sfruttando tempi di esposizione piuttosto lunghi permette di ottenere effetti ottici altrimenti irrealizzabili. Appoggiandoci ad un treppiede, elemento fondamentale per evitare i movimenti della macchina fotografica durante la cattura della luce, è allora possibile effettuare scatti di secondi e anche minuti, a seconda dello scenario di impiego. Possiamo così catturare le macchine come scie di luci, o imprimere su pellicola le persone che camminano come fantasmi.

Uno degli elementi più scenografici da fotografare quando si parla di lunghe esposizioni è l’acqua: che il movimento delle onde sia lieve o particolarmente forte, l’effetto che ne risulta alla fine è sempre particolarmente interessante. A seguire alcuni scatti.

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @24mm f/14 ISO 100 30 sec
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @24mm f/14 ISO 100 30 sec
Canon EOS 60d EF 50mm II f/20 ISO 100 30 sec
Canon EOS 60d EF 50mm II f/20 ISO 100 30 sec
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @24mm f/25 ISO 100 3,2 sec
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @24mm f/25 ISO 100 3,2 sec

Per rendere i tempi di scatto più lunghi possibili, il primo elemento da impostare è l’apertura del diaframma: in condizioni di poca luce, impostare un’apertura come F11 permette di arrivare ad una posa di diversi secondi per catturare la luce necessaria ad una corretta esposizione. Un altro espediente, in condizioni di luce più diretta e forte, è quello di utilizzare filtri ND che tolgono parte della luminosità.

Poter arrivare ad avere un tempo di scatto di 30 secondi rende l’acqua quasi irriconoscibile, molto più simile a del fumo: questo è ovviamente legato al movimento delle onde, che rendono la superficie molto più morbida.

La fotografia a infrarossi

Uno dei tanti rami della fotografia prende il nome di fotografia ad infrarossi e prevede l’utilizzo di un sensore che sia capace di riconoscere questo particolare tipo di luce. La parte dello spettro luce utilizzato è quello vicino all’infrarosso, che si differenzia da quello lontano dall’infrarosso che trova invece impiego nelle immagini termiche.

In ambito fotografico, per scattare con la tecnica ad infrarossi è sufficiente acquistare un filtro infrarossi (infrared filter in inglese, termine con cui lo troverete su molti shop internazionali), al fine di filtrare la maggior parte della luce che arriva in camera, eccezion fatta per la luce infrarossi. I filtri presenti in commercio variano dai 700nm ai 900nm, in base alla lunghezza d’onda che sono in grado di bloccare.

L’utilizzo di tali filtri permette di ottenere delle foto con il cosiddetto “wood effect”, che prende il nome non dal termine inglese “wood” (legno) ma dal primo pionere della fotografia ad infrarossi: Robert W. Wood.

Conclusa questa piccola parentesi storica, la fotografia ad infrarossi ha come effetto principale una interessante combinazione di colori che porta il sensore a registrare le informazioni luce che passano solo attraverso il filtro. Ecco allora che il risultato varia a seconda del filtro impiegato, ma in generale alcuni comportamenti sono standard. Le foglie e il verde vengono trasformati in un bianco acceso, come se fossero neve: parte del motivo è legato alla fluorescenza della clorofilla.

I cieli risultano invece molto scuri e per contro le nuvole si stagliano molto di più rispetto alla normale vista ad occhio nudo.

I filtri infrarossi riducono notevolmente la luminosità della scena; ecco allora che per fotografare con questa tecnica sono necessari alcuni accorgimenti fondamentali. Il primo prevede la presenza di un treppiede: senza di questo sarà impossibile fotografare correttamente.

La procedura di scatto è piuttosto semplice e può essere riassunta in poche fasi:

1) posizionare la macchina fotografica sul treppiede e scegliere l’inquadratura
2) mettere a fuoco, spostare la messa a fuoco su manuale in modo da non cambiare nulla
3) montare il filtro ad infrarosso
4) portare la macchina su posa B e scattare

I tempi di scatto andranno ovviamente impostati a nostra discrezione e soprattutto in base ai risultati che otterremo. In questo caso è fondamentale navigare a vista per un semplice motivo: applicando il filtro l’esposimetro della macchina non funzionerà più correttamente, perchè ingannato. I tempi di scatto forniti dalla nostra macchia fotografica non saranno allora affidabili e sarà quindi necessario procedere a tentativi.

La foto, una volta scattata, uscirà viola o con una tonalità colore predominante, a seconda del filtro. A seguire un esempio:

Esempio di foto infrarossi senza bilanciamento
Esempio di foto infrarossi senza bilanciamento

Per lavorarla correttamente sarà sufficiente convertirla in bianco e nero, andando poi a modificare i parametri del caso. Se invece si vuole evitare di dover lavorare troppo in post-produzione sarà sufficiente impostare il bilanciamento del bianco personalizzato in macchina, indicando come riferimento uno scatto eseguito ad infrarossi.

Per consentire al sensore di raccogliere il numero sufficiente di informazioni con cui comporre il fotogramma è necessario avvalersi della posa B o Bulb. La maggior parte delle fotocamere digitali, infatti, se utilizzate con un normale programma (sia esso priorità di diaframmi o di tempi di scatto), non vanno oltre al tempo di esposizione massimo di 30 secondi.

Con il filtro in mio possesso, un 850nm, questo tempo di scatto risulta insufficiente per raccogliere un sufficiente numero di informazioni: è quindi necessario allungare i tempi di esposizione ed ecco spuntare allora la posa B o Bulb.

A seguire tre scatti che ho effettuato come prime prove con il filtro ad infrarossi:

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/6,3 ISO 400 60sec + filtro IR 850nm
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/6,3 ISO 400 60sec + filtro IR 850nm

Il primo scatto raffigura la montagna antistante Germignaga, ritratta la mattina: il sole alle spalle illumina direttamente i mondi ma non ancora la superficie del lago e il prato attorno al punto di scatto. Ecco allora che il filtro risalta le zone colpite dal sole, facendole risultare bianche.

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/8 ISO 400 90sec + filtro IR 850nm
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/8 ISO 400 90sec + filtro IR 850nm

Il secondo ritrae invece una parte della veduta di San Rocco, vicino Agra. Lo scatto è stato eseguito verso mezzogiorno; nonostante la forte luce il tempo di scatto è stato comunque di circa 70 secondi. Il lungo tempo di esposizione ha permesso di ottenere un effetto piuttosto evidente sulle nuvole che, sposate dal vento, hanno lasciato la scia.

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/6,3 ISO 400 110sec + filtro IR 850nm
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/6,3 ISO 400 110sec + filtro IR 850nm

Il terzo e ultimo scatto è invece stato effettuato dal belvedere di Brezzo di bedero, al tramonto. Questo scatto è quello eseguito in condizioni di luce peggiore dei tre: se la luce del mattino e quella di mezzogiorno sono infatti intense, al tramonto questa comincia ad essere particolarmente spenta. Il tempo di scatto in questo caso è stato di 110 secondi: come nel caso precedente parte dell’effetto della foto è dovuto dal movimento delle nuvole.

Vista notturna

La luna che molti aspettavano settimana scorsa ha in qualche modo deluso buona parte dei milanesi e delle zone limitrofe: un cielo nuvoloso non ci ha permesso di vedere il piccolo satellite.

La luce che sprigiona è comunque una interessante caratteristica che permette di fare qualche esperimento: domenica sera, alle nove circa, allontanatisi di poco dalla città lo scenario che si prospetta è a tratti surreale. L’illuminazione che irradia le nuvole propone un interessante effetto al cielo.

Lo scatto a seguire:

Canon EOS 60d ISO 100 Tamron 10-24 @16mm f/9 30 sec
Canon EOS 60d ISO 100 Tamron 10-24 @16mm f/9 30 sec

La foto è frutto di una lunga esposizione su cavalletto da 30 secondi. La post-produzione non ha interessato la parte bassa della foto ma solo il cielo: utilizzando il filtro gradiente ho recuperato parte della luminosità, al fine di recuperare le nuvole illuminate dalla luce della luna.