Quanto riflettere serve? Serve aspettare, farsi domande, interrogarsi e pensare? Oppure è più opportuno comportarsi d’istinto, ascoltando quelle che sono le sensazioni immediate. Una questione profonda, a cui è difficile, impossibile, dare una risposta. Meno male che ci sono altri tipi di riflessi, allora. Riflessi ottici, come degli alberi che si specchiano sulla superficie di un piccolo lago.
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Buio, freddo e stelle
Buio pesto, un freddo polare e le stelle in cielo. Se a questi tre ingredienti si aggiunge anche un laghetto ghiacciato, in quel di Montegrino Valtravaglia, abbiamo il necessario per qualche scatto interessante. La mancanza di luce costringe a tempi di scatto lunghi ed ecco allora che bisogna armarsi di pazienza e di un rimedio al freddo (appunto: ricordarsi di portare il giubbotto pesante e mettere due paia di calzini la prosima volta). Trigger per lo scatto remoto in posa B, che ci permette di andare ad eseguire esposizioni superiori a 30 secondi, la difficoltà in questi casi è la messa a fuoco e la composizione. Se c’è abbastanza luce per comporre la scena guardando nell’oculare, è difficile che la macchina riesca a mettere a fuoco in modo automatico.
Basta un’unica fonte di luce che, filtrata dai rami degli alberi, riesce a ricreare un’atmosfera particolarmente “thriller” alla scena: i riflessi del laghetto completano l’opera.
Le luci della sera
Quando siamo soli, al buio, basta aspettare. Perchè il buio, per quanto pesto, qualche luce ce l’ha sempre. Magari è il LED della nostra sveglia appoggiata sul comodino, magari sono i lampioni di un paese lontano o più semplicemente sono le stelle, che di recente ho provato a cominciare a fotografare.
Anche l’incessante andirivieni del moto onduoso di un lago quanto mai calmo viene uniformato da uno sguardo che è paziente e memorizza, secondo dopo secondo, ogni movimento dell’acqua. Luci che si stendono come pennellate colorate su tela, dipingono la superficie di un lago nero come il carbone.
Dal punto di vista puramente tecnico si tratta di una lunga esposizione, su treppiede, con tempo di scatto pari a 139 secondi. Impostata la posa B e un’apertura focale di 4, al fine di massimizzare la scia delle stelle nel cielo, non resta che attendere. L’unica difficoltà, in condizioni di luce simili, oltre a resistere al freddo, è rappresentata dalla messa a fuoco. Se avete una fotocamera con live view, sarà sufficiente inquadrare una luce e regolare allora la messa a fuoco. Una volta a fuoco impostare la messa a fuoco manuale e non toccare nulla. Qualora non fosse presente il live view, l’operazione sarà identica, solo da eseguire attraverso il mirino.
Tramonto, lago e cigno
Sono gli ultimi giorni prima dell’arrivo dell’ora legale, che sposterà le lancette avanti di un’ora. Nell’attesa mi godo i tramonti alle sette di sera, mentre sto tornando a casa dopo una lunga giornata. E l’occasione di fare qualche foto è ghiotta.
Dotato di treppiede mi accingo a testare un po’ le lunghe esposizioni e vedere quale risultato porta uno scatto di qualche secondo se combinato con il movimento dell’acqua del lago. Dopo aver fatto un paio di scatti un cigno si avvicina senza timore a me: sono animali decisamente abituati alla presenza dell’uomo, che non si fanno problemi a cercare cibo in modo insistente. Ho allora sfruttato il pennuto per creare una composizione piuttosto ad effetto.
Ho atteso che il cigno arrivasse in posizione e ho scattato:
La possibilità di appoggiarmi ad un treppiede mi ha permesso di tenere un tempo di scatto piuttosto alto, senza avere problemi di mosso: l’unico soggetto un po’ mosso è il cigno, oltre ovviamente all’acqua del lago. Per poter utilizzare un tempo di scatto che non fosse troppo alto ho dovuto impostare la sensibilità a 400 ISO ed utilizzare un’apertura focale di f 4,5. La foto è stata saturata, corretto l’orizzonte (che pendeva un po’) mentre il cigno è stato schiarito lievemente.




