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Non voglio mica la luna

In un Novembre milanese che inganna e che non mi regala quella nebbia che mi ero ripromesso di provare a ritrarre in questi giorni, una inaspettata luna rischiara il cielo metropolitano.

Prendere un attimo le distanze dalla caotica città, osservare il profilo dei capannoni industriali illuminati da una luna calda che brilla in cielo già alle sette di sera, mi ha colto di sorpresa. A seguire lo scatto:

Canon EOS 60d ISO 400 Sigma 150-500 @150mm f/8 HDR
Canon EOS 60d ISO 400 Sigma 150-500 @150mm f/8 HDR

Dal punto di vista puramente tecnico, ritrarre la luna e avere una corretta esposizione all’interno di uno scatto ambientato è pressochè impossibile. La foto sopra proposta è infatti l’unione di due scatti, uno ottimizzato per l’esposizione della parte sottostante, con l’autostrada e le luci, uno per la luna. Nel primo caso il tempo di scatto è di 8 secondi, per l’astro invece è di 1/40 di secondo. Ecco come, prima della lavorazione, apparivano i due singoli scatti poi uniti:

Canon EOS 60d ISO 400 Sigma 150-500 @150mm f/8 1/40 sec
Canon EOS 60d ISO 400 Sigma 150-500 @150mm f/8 1/40 sec
Canon EOS 60d ISO 400 Sigma 150-500 @150mm f/8 8 sec
Canon EOS 60d ISO 400 Sigma 150-500 @150mm f/8 8 sec

Controluce in bianco e nero

Fotografare in controluce va contro, generalmente, quelle che sono le buone norme di scatto. Se si desidera esporre correttamente il soggetto bisogna infatti leggere la luce sullo stesso, bruciando giocoforza lo sfondo.

Esponendo invece correttamente lo sfondo con la luce il soggetto in primo piano apparirà come una silhouette, senza alcuna informazione recuperabile.

Per ovviare a questa mancanza di informazioni è possibile in alcuni casi effettuare un HDR, al fine di recuperare il maggior numero di dettagli e rendere la composizione quanto più completa possibile.

A seguire alcuni scatti recenti eseguiti proprio in controluce, e riportati in bianco e nero.

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 250 HDR
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 250 HDR

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 250 HDR
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 250 HDR

Dopo averle lavorate a colori ho optato per il bianco e nero principalmente per un motivo: riusciva a rendere meglio quel contrasto presente tra luce e ombra, ricreando un’atmosfera particolarmente cupa che ben si adatta, a mio modo di vedere, alla scena.

Tramonto caldo

Le giornate si allungano e la possibilità di godersi un tramonto entra nella routine quotidiana, finito il lavoro. Catturare un tramonto è piuttosto semplice e non richiede particolari capacità: i colori che il sole dipinge in cielo sono così belli da non richiedere un grande lavoro in camera o in post-produzione.

Molto spesso però ci si trova a scattare in controluce e parte dei dettagli che stanno in primo piano, come ad esempio una spiaggia o una superficie di altro tipo: il che è corretto, bisogna dare priorità alla gamma cromatica che il sole disegna nel cielo. L’HDR, di cui ho parlato in questo post, può però venirci in aiuto, come mostra lo scatto a seguire:

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 100 3 scatti in HDR
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/22 ISO 100 3 scatti in HDR

Nel caso paricolare sono stati uniti tre scatti con differenti esposizioni, al fine di mantenere una corretta illuminazione del cielo, sia una corretta esposizione dei sassi delle spiaggia. Quando si scatta un HDR è bene però tenere a mente una cosa: evitare soggetti che si muovano: i tre scatti da unire devono infatti essere identici. Il caso ritratto in foto è frutto di una giornata particolarmente fortunata e adatta.

Le onde del lago non aiutano e difficilmente saranno fermi: è bene quindi trovare una giornata con poco vento, e attendere che il lago sia particolarmente calmo. È bene anche utilizzare tempi di scatto veloci, per evitare che le onde, seppur piccole, lascino la scia: possiamo allora anche preferire di alzare il valore ISO, anche a 400 ISO e scegliere una chiusura del diaframma non troppo spinta.

La fotografia a infrarossi

Uno dei tanti rami della fotografia prende il nome di fotografia ad infrarossi e prevede l’utilizzo di un sensore che sia capace di riconoscere questo particolare tipo di luce. La parte dello spettro luce utilizzato è quello vicino all’infrarosso, che si differenzia da quello lontano dall’infrarosso che trova invece impiego nelle immagini termiche.

In ambito fotografico, per scattare con la tecnica ad infrarossi è sufficiente acquistare un filtro infrarossi (infrared filter in inglese, termine con cui lo troverete su molti shop internazionali), al fine di filtrare la maggior parte della luce che arriva in camera, eccezion fatta per la luce infrarossi. I filtri presenti in commercio variano dai 700nm ai 900nm, in base alla lunghezza d’onda che sono in grado di bloccare.

L’utilizzo di tali filtri permette di ottenere delle foto con il cosiddetto “wood effect”, che prende il nome non dal termine inglese “wood” (legno) ma dal primo pionere della fotografia ad infrarossi: Robert W. Wood.

Conclusa questa piccola parentesi storica, la fotografia ad infrarossi ha come effetto principale una interessante combinazione di colori che porta il sensore a registrare le informazioni luce che passano solo attraverso il filtro. Ecco allora che il risultato varia a seconda del filtro impiegato, ma in generale alcuni comportamenti sono standard. Le foglie e il verde vengono trasformati in un bianco acceso, come se fossero neve: parte del motivo è legato alla fluorescenza della clorofilla.

I cieli risultano invece molto scuri e per contro le nuvole si stagliano molto di più rispetto alla normale vista ad occhio nudo.

I filtri infrarossi riducono notevolmente la luminosità della scena; ecco allora che per fotografare con questa tecnica sono necessari alcuni accorgimenti fondamentali. Il primo prevede la presenza di un treppiede: senza di questo sarà impossibile fotografare correttamente.

La procedura di scatto è piuttosto semplice e può essere riassunta in poche fasi:

1) posizionare la macchina fotografica sul treppiede e scegliere l’inquadratura
2) mettere a fuoco, spostare la messa a fuoco su manuale in modo da non cambiare nulla
3) montare il filtro ad infrarosso
4) portare la macchina su posa B e scattare

I tempi di scatto andranno ovviamente impostati a nostra discrezione e soprattutto in base ai risultati che otterremo. In questo caso è fondamentale navigare a vista per un semplice motivo: applicando il filtro l’esposimetro della macchina non funzionerà più correttamente, perchè ingannato. I tempi di scatto forniti dalla nostra macchia fotografica non saranno allora affidabili e sarà quindi necessario procedere a tentativi.

La foto, una volta scattata, uscirà viola o con una tonalità colore predominante, a seconda del filtro. A seguire un esempio:

Esempio di foto infrarossi senza bilanciamento
Esempio di foto infrarossi senza bilanciamento

Per lavorarla correttamente sarà sufficiente convertirla in bianco e nero, andando poi a modificare i parametri del caso. Se invece si vuole evitare di dover lavorare troppo in post-produzione sarà sufficiente impostare il bilanciamento del bianco personalizzato in macchina, indicando come riferimento uno scatto eseguito ad infrarossi.

Per consentire al sensore di raccogliere il numero sufficiente di informazioni con cui comporre il fotogramma è necessario avvalersi della posa B o Bulb. La maggior parte delle fotocamere digitali, infatti, se utilizzate con un normale programma (sia esso priorità di diaframmi o di tempi di scatto), non vanno oltre al tempo di esposizione massimo di 30 secondi.

Con il filtro in mio possesso, un 850nm, questo tempo di scatto risulta insufficiente per raccogliere un sufficiente numero di informazioni: è quindi necessario allungare i tempi di esposizione ed ecco spuntare allora la posa B o Bulb.

A seguire tre scatti che ho effettuato come prime prove con il filtro ad infrarossi:

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/6,3 ISO 400 60sec + filtro IR 850nm
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/6,3 ISO 400 60sec + filtro IR 850nm

Il primo scatto raffigura la montagna antistante Germignaga, ritratta la mattina: il sole alle spalle illumina direttamente i mondi ma non ancora la superficie del lago e il prato attorno al punto di scatto. Ecco allora che il filtro risalta le zone colpite dal sole, facendole risultare bianche.

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/8 ISO 400 90sec + filtro IR 850nm
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/8 ISO 400 90sec + filtro IR 850nm

Il secondo ritrae invece una parte della veduta di San Rocco, vicino Agra. Lo scatto è stato eseguito verso mezzogiorno; nonostante la forte luce il tempo di scatto è stato comunque di circa 70 secondi. Il lungo tempo di esposizione ha permesso di ottenere un effetto piuttosto evidente sulle nuvole che, sposate dal vento, hanno lasciato la scia.

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/6,3 ISO 400 110sec + filtro IR 850nm
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/6,3 ISO 400 110sec + filtro IR 850nm

Il terzo e ultimo scatto è invece stato effettuato dal belvedere di Brezzo di bedero, al tramonto. Questo scatto è quello eseguito in condizioni di luce peggiore dei tre: se la luce del mattino e quella di mezzogiorno sono infatti intense, al tramonto questa comincia ad essere particolarmente spenta. Il tempo di scatto in questo caso è stato di 110 secondi: come nel caso precedente parte dell’effetto della foto è dovuto dal movimento delle nuvole.