In un Dicembre ancora troppo caldo, che il vero freddo ancora non l’ha portato, che il ghiaccio ancora non l’ha steso sulle foglie e sugli alberi, ogni cosa è lì che attende. Attende tempi migliori, attende che il sole torni a scaldare e spera che questo momento, freddo, grigio e triste, passi il più in fretta possibile.
Alberi spogli e campi che raccolgono le foglie un tempo vive attendono che la neve si posi su di loro, rivestendo ogni cosa. Un timido sole tramonta troppo presto, lasciando lunghe ore di buio.
Un edificio con il tetto bruciato si staglia ancora imponente, non curandosi dell’aspetto poco presentabile. Lì sta, dove è sempre stato, dove è nato e dove rimarrà fino alla fine dei suoi giorni; un letto di granoturco mietuto lo circonda.
Come sempre, anche dietro casa, si nascondono paesaggi inaspettati, che mai balzerebbero all’occhio in altri frangenti: troppo spesso ci si sposta da un punto all’altro senza considerare il viaggio, ma solo rendendo questo il più veloce possible. Peccato, perchè le campagne di Assago hanno molto da regalare.





