HDR, il funzionamento e le prime prove tecniche

Innanzitutto partiamo con la definizione di HDR, acronimo di High Dynamic Range, traducibile con un italiano “alta gamma dinamica”. Questo acronimo, introdotto dalla fotografia digitale, identifica una tecnica di computergrafica che permette, attraverso appositi calcoli, di poter fondere all’interno di uno scatto più scatti, al fine di migliorare e arricchire la gamma dinamica della foto stessa.
Quando parliamo di gamma dinamica identifichiamo la luce che la nostra fotocamera è in grado di catturare fedelmente attraverso il proprio sensore. Scattando controluce o in zone particolarmente scure, quante volte ci siamo accorti che parte dei dettagli, scuri o chiari, venivano persi? Ecco, proprio questo “limite” rappresenta la gamma dinamica di una macchina fotografica.

Come appare logica conseguenza la tecnica HDR viene per lo più applicata in scatti che presentano un alto contrasto tra zone di ombra e di luce: un controluce naturalistico o un’inquadratura di una finestra ripresa dall’interno di una stanza sono scenari che metterebbero a dura prova la gamma dinamica della nostra macchina fotografica.

Per quanto costosa possa essere la nostra reflex, infatti, non sarà mai in grado di coprire tutte le luci di una simile scena. Ecco allora entrare in gioco la tecnica di cui trattiamo in questa breve guida.

Partiamo così da uno scatto, effettuato in condizioni piuttosto complesse:

Canon EOS 60d ISO 100 Tamron 10-24 @11mm f/13 1/100 sec
Canon EOS 60d ISO 100 Tamron 10-24 @11mm f/13 1/100 sec

Come è possibile notare, per cogliere il controluce ho dovuto rinunciare a parte dei dettagli scuri e parte di quelli chiari: la mia fotocamera non è in grado, infatti, di coprire con un solo scatto l’intera gamma dinamica, ed è necessario che in questo caso il fotografo scenda a compromessi.

Oppure decida di utilizzare la tecnica HDR.

Ma come è possibile arricchire la gamma dinamica di un singolo scatto? Andando a coprire le zone non coperte dal primo scatto, effettuato in condizioni normali e che ha visto il fotografo scendere a compromessi. Dobbiamo perciò effettuare uno scatto che possa coprire le zone delle alte luci, molto vicine al sole, e uno scatto che possa invece coprire le zone in ombra, troppo scure per essere identificate.

La tecnica pratica prevede che, a partire dallo scatto originario, effettuato da cavalletto per mantenere la stessa inquadratura, si effettuino altri scatti, almeno due. Uno sovraesposto, al fine di coprire la gamma dinamica delle zone più in ombra e uno sottoesposto, al fine di raccogliere maggiore luce nelle zone particolarmente illuminate.

Ecco come ho deciso di comportarmi nel caso specifico, diminuendo e alzando i tempi di otturazione di 2 stop in entrambi i casi:

Scatti di partenza per l'HDR
Scatti di partenza per l'HDR

I tre scatti mostrano la stessa inquadratura ripresi con tempi di scatto differenti. Appare immediatamente evidente come, nella prima foto a sinistra i dettagli vicino alla luce diretta siano riconoscibili ma come il resto della scena sia drammaticamente in ombra. Mentre appare altrettanto evidente come, nella foto più a destra, sia particolarmente visibile il fogliame del terreno, ma assolutamente priva di dettagli la parte del cielo.

Con la tecnica HDR, dicevamo, è possibile fondere questi tre scatti all’interno di uno solo, al fine di unire tutti i dettagli che offrono in una solo foto, migliorando sensibilmente l’effetto finale. Per un corretto funzionamento della funzionalità HDR è necessario che la scena sia stata ripresa con 3 scatti, uno ad esposizione normale, uno sottoesposto e uno sovraesposto. Questa è ovviamente una linea guida generale che può essere adattata a seconda di specifici scenari o determinate esigenze.

Partiamo con la procedura.

Aperto Photoshop, importiamo i nostri tre o più scatti. Aperti nella finestra di Photoshop come facciamo normalmente per modificare le nostre foto, andiamo nel menù a tendina sotto la voce File — Automate —- Merge to HDR che, nel caso in cui abbiate il programma in Italiano sarà vicino alla traduzione letterale di File — automatizza —- unisci in HDR. L’immagine a seguire mostra dove si trova il comando di cui sopra.

Sarà ora sufficiente premere il comando Add Open Files, in italiano aggiungere i file aperti. L’immagine a seguire mostra il pulsante.

Proseguiamo ora premendo ok. A questo punto, passati eventuali avvisi di photoshop che ci indica come, qualora stessimo utilizzando file raw la qualità potrebbe venire compromessa durante la lavorazione, inziano le procedure e i calcoli del programma di fotoritocco. Il tempo di attesa cambia, ovviamente da PC a PC, in base alla potenza di calcolo della nostra piattaforma e in base alle dimensioni, oltre al numero, delle foto che desideriamo unire.

Completate queste operazioni, saremo chiamati, come mostra la finestra a regolare la luminosità dello scatto finale. In questa fase Photoshop tende a regolare l’immagine molto chiara: è invece preferibile, spostare l’indicatore più a destra, tenendo scura la foto. I dettagli più scuri avremo modo poi di recuperarli molto facilmente, grazie alle nuove informazioni che avremo raccolto dopo la procedura.

Andiamo quindi avanti, dopo avere effettuato la regolazione, premendo OK. Photoshop aprirà una nuova immagine nella finestra di lavoro e sarà il nostro scatto che unisce i tre precedenti. Abbiamo ora un’immagine a 32 bit su cui possiamo effettuare poche operazioni, una delle quali è regolare l’esposizione: anche in questo caso preferisco tenere lo scatto più scuro, perchè, come avremo modo di vedere in seguito sarà più semplice poter recuperare la informazioni della parte scura.

Andiamo quindi ora sul menu Image —- adjustment —- exposure, in italiano immagine —- modifica —— esposizione, e regoliamo l’esposizione, come mostra l’immagine a seguire.

Ora possiamo modificare l’immagine a 16 bit per poi lavorarci definitivamente. Per effettuare l’operazione è sufficiente andare nel menu image —– mode —– 16 bit channel e selezionarlo.

Saremo ora chiamati a scegliere il modo di unione dei tre scatti che compongono la nostra foto. Nella stragrande maggioranza dei casi, in ambito fotografico, la modalità da selezionare è quella definita local adaptation, “adattamento locale”.

Qui saremo chiamati ad agire su due valori, radius e thereshold che andranno ad influire direttamente sul risultato finale: non esiste una regola fissa in questo caso e l’utilizzo va a discrezione del fotografo, a seconda del gusto personale e del risultato che si vuole dare. Potremo poi andare a lavorare direttamente sull’istogramma, per modificare la resa finale della foto. Anche in questo caso non esiste una regola fissa, ma solo ed esclusivamente il gusto del fotografo e il raggiungimento del risultato desiderato.

Effettuata questa operazione Photoshop eseguirà i calcoli con le nuove impostazioni e avremo a disposizione lo scatto finale. Sarà ora possibile lavorarci come ad una normale foto, avendo però a disposizione un maggior numero di informazioni sia nella parte luminosa, sia in quella in ombra.

Ecco quindi come il risultato finale potrebbe essere:

Canon EOS 60d ISO 100 Tamron 10-24 @11mm f/13 3 scatti in HDR
Canon EOS 60d ISO 100 Tamron 10-24 @11mm f/13 3 scatti in HDR

Personalmente, ma si tratta di una opinione soggettiva, preferisco mantenere piuttosto naturale l’effetto, senza storpiare troppo la natura dello scatto.

Andiamo a vedere come e di quanto la foto si è arricchita di informazioni dopo aver unito i tre scatti. Per farlo è sufficiente osservare l’istogramma, che riporta come sono distribuiti i pixel della foto:

Appare evidente come nell’istogramma originale le informazioni presenti siano in numero decisamente inferiore rispetto a quello ottenuto: ecco dove la tecnica HDR apporta diretti benefici.

L’intera guida è stata redatta prendendo come esempio Photoshop CS4: nelle versioni precedenti e in quelle successive potrebbe cambiare qualcosa nella procedura.

2 thoughts on “HDR, il funzionamento e le prime prove tecniche”

  1. Questo tutorial oltre ad essere molto interessante, mi sarà davvero molto utile 😉

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