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Barche, barche, barche!

Non sono un uomo di mare, non mi fa impazzire il pesce ma lo mangio, so nuotare ma non è che io sia un patito del fare il bagno. Sono nato, vissuto e cresciuto a Milano. Lo so, so che “se a Milano ci fosse il *lu mare* sarebbe una piccola Bari”, ma tant’è. Con queste premesse, quindi, viene facile capire quanto poca confidenza io abbia con il mare.

Però mi piacciono le barche, piccole, bianche, grosse, colorate, di ferro o di legno, a vela o a motore. Mi piacciono, forse dopo aver visto da bimbo centinaia di volte lo spot del capitano Findus ne sono rimasto ammaliato. Insomma, non ci posso fare niente, mi catturano.

Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/150sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/150sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/50sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/50sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/200sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/200sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/100sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/100sec

Le immagini sono state elaborate, come è facile intuire, in post-produzione. Si tratta di un preset creato sulla prima immagine e poi applicato sulle successiva: oltre ad una maschera di contrasto piuttosto carica, ho abbassato la saturazione in favore di una maggiore vividezza.

L’occhio inganna, alle volte

Spesso mi sono trovato a domandarmi se occhi di diverse persone, negli stessi posti, vedano cose differenti. Quali sfaccettature una persona è in grado di cogliere e perchè, di fronte a delle nuvole nel cielo, due persone possono vedere differenti forme?

Avere la risposta, forse, sarebbe una gran cosa. Nel mio piccolo mi limito a pensarci e riflettere a riguardo, esprimendo le mie personalissime considerazioni. Ed è così che mi trovo, quasi per caso, ad osservare le opere di Edward Hopper. Per chi non lo conoscesse, come me fino a poco tempo fa, ecco un breve passaggio tratto da Wikipedia che lo descrive:

Edward Hopper (July 22, 1882 – May 15, 1967) was a prominent American realist painter and printmaker. While most popularly known for his oil paintings, he was equally proficient as a watercolorist and printmaker in etching. In both his urban and rural scenes, his spare and finely calculated renderings reflected his personal vision of modern American life.

Insomma, un pittore contemporaneo che nella sua carriera ha dipinto anche molti paesaggi nei dintorni di Cape Cod, la penisola che si trova nelle vicinanze di Boston. E visto che di recente in quei posti ci sono stato, osservare quei dipinti in effetti è come fare un giro, di nuovo, a Cape Cod.

Sfogliando alcune delle sue opere, sono rimasto un po’ colpito da alcune analogie, che riporto a seguire.

Edward Hopper - "Seven AM"
Edward Hopper - "Seven AM"
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/125 sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/125 sec
Edward Hopper - The lighthouse at two Lights
Edward Hopper - The lighthouse at two Lights
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/11 ISO 400 1/250 sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/11 ISO 400 1/250 sec

Le analogie di queste due foto con i due quadri, dipinti decenni prima, lo garantisco, sono puro frutto del caso. Non conoscevo questo autore e le sue opere prima di partire, ed è per questo che sono rimasto colpito nel trovarle.
Ed è a questo punto che la domanda torna. Cosa realmente guida la visione di un uomo, ad osservare alcuni particolari, dalla medesima angolazione, con lo stesso taglio? La formazione cinematografica? O ancora più profondamente la formazione culturale di ognuno?

Bella domanda.

Highland Museum & Lighthouse

La costa del Massachusetts è caratterizzata da imponenti fari che dominano le lunghe spiagge oceaniche. I punti di riferimento per le imbarcazioni sono oggi diventate per lo più attrazioni turistiche, per la scenografia che sono in grado di ricreare.

In questo caso, oltre ad aver ritratto il faro di Cape Cod nella sua interezza, mi sono soffermato su di un particolare della casa, ora adibita a museo. ll cielo costellato di nuvole, che si riflette sulle finestre del porticato l’ho trovato tremendamente “americano”, forse ancora di più del faro. Gli scatti a seguire:

Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/200 sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/200 sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/800 sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/8 ISO 200 1/800 sec

In entrambi gli scatti sono andato a modificare leggermente la saturazione delle luci, dei mezzitoni e delle ombre, rendendo l’atmosfera più calda possibile. La post-produzione non ha comportato altre modifiche.

Berklee, college of music

Lungi da me divagare sul tema della preparazione scolastica americana, estremamente verticale e al tempo stesso capace di fornire una così ampia varietà di specializzazioni. In questo post mi soffermo invece su di una foto scattata vicino al college of music di Boston, una zona piuttosto residenziale che di sera, come buona parte delle zone residenziali, si svuota.

Di fronte ai dormitori di questa scuola dedicata alla musica è presente un parco giochi, contraddistinto da un interessante murales. Lo scatto a seguire:

Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/4 ISO 1600 1/30 sec
Canon EOS 60d CZJ DDR 35mm f/4 ISO 1600 1/30 sec

La foto è stata scattata verso le 20, con una lieve luce ancora ad illuminare il cielo. In queste situazioni, come avevo già riportato in un post precedente, l’esposimetro diventa un elemento da non considerare: è impensabile senza cavalletto riportare la foto alla “corretta” (almeno per l’esposimetro) esposizione. Ecco allora che è necessario procedere per tentativi, affidandosi all’istogramma che la macchina fotografica ci fornisce.

Dico istogramma e non alla foto che il display ripropone per un semplice e diretto motivo: nella 60d il display è particolarmente luminoso e inganna parecchio. Scatti pesantemente sotto esposti risultano così, a occhio, corretti: solo un’analisi dell’istogramma rivelerà invece la scarsità di dati nelle zone d’ombra.

Un altro aspetto importante, e che in questo caso ahimè non ho tenuto in considerazione, è lo scattare in raw: specialmente nelle foto in notturna o con scarsa illuminazione, scattare in formato raw e non in jpg, permette di andare a recuperare molti più dati, recuperando più facilmente una eventuale foto troppo scura oppure andando a facilitare il lavoro di post-produzione.

Il file raw è, come suggerisce la traduzione dal termine inglese, non lavorato e quindi non processato dalla macchina fotografica: la risultante è un file non compresso che fornisce tutte le informazioni raccolte dalla fotocamera. Il jpg, per contro, è invece processato dalla macchina al fine di salvare spazio; proprio in questo passaggio, si vanno così a perdere informazioni. Della differenza tra file jpg e raw e dell’importanza di questo ultimo formato avrò modo, spero, di parlervene prossimamente.