Alberi ad infrarossi

In questo post ho parlato della fotografia ad infrarossi e come questa trova applicazione in ambiti reali: la possibilità di poter catturare quello spettro di luce non visibile ad occhio nudo ma che il nostro sensore della fotocamera è invece capace di riconoscere consente di sperimentare parecchio, ottenendo risultati interessanti.

Per potersi dedicare completamente a questo tipo di fotografia sarebbe necessario, ad onor del vero, andare a modificare la propria fotocamera o, meglio ancora, dedicare un secondo corpo macchina. Già, perchè la stragrande maggioranza delle reflex in commercio hanno posizionato, di fronte al sensore, un filtro che inibisce l’acquisizione dello spettro infrarosso, al fine di rendere l’immagine finale particolarmente fedele.

Applicando quindi il nostro classico filtro dopo la lente, non possiamo nient’altro che impostare tempi di scatto molto lunghi, lasciando il tempo al sensore di raccogliere comunque quel poco di spettro che passa. Una sorta di “work around”, di soluzione per evitare che il filtro posizionato davanti al sensore funzioni correttamente.

Ecco perchè, su fotocamere come Canon EOS 60D, è necessario pertanto impostare tempi di scatto particolarmente lunghi: è facile arrivare anche a 2 minuti di esposizione in giornate piene di sole.

Mentre valuto se modificare oppure no la cara Canon 1000d, ecco qualche scatto in infrarosso:

Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/8 ISO 400 131 sec + filtro IR 850nm
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/8 ISO 400 131 sec + filtro IR 850nm
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/8 ISO 200 114 sec + filtro IR 850nm
Canon EOS 60d Tamron 10-24 @10mm f/8 ISO 200 114 sec + filtro IR 850nm

La presenza all’interno delle foglie della clorofilla, che immagazzina i raggi UV, permette anche ai raggi infrarossi di venir riflessi, ecco spiegato quindi perchè gli alberi risultano come innevati, al pari dell’erba.

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